Bugatti Automobili, la fabbrica blu, dove il tempo si è fermato

December 1, 2017Niry Fidelis

Casualmente abbiamo scoperto, tramite Facebook, un’associazione
chiamata “I luoghi dell’abbandono” che appunto promuoveva una visita guidata
allo stabilimento Bugatti a Campogalliano (MO).

Arrivati sul luogo, siamo stati accolti dagli organizzatori
dell’evento e da Ezio, ex operaio e attuale custode del comparto abbandonato
che ci ha guidato durante la visita durata quasi due ore. La prima impressione
non è quella di trovarsi in un luogo abbandonato, bensì in un luogo in cui il
tempo si è fermato. Ezio, da quasi vent’anni, assieme alla ex moglie ed al
figlio, si prende cura a titolo gratuito della manutenzione e della protezione
di questo luogo. A differenza degli altri posti abbandonati che siamo abituati
a vedere, la storia della fabbrica Bugatti è piuttosto recente e particolare.
Ci viene raccontato che Romano Artioli, ex proprietario della fabbrica,
acquistò il marchio francese Bugatti nel 1987 con l’intenzione di dargli nuova
vita. L’investimento di  250 miliardi di vecchie Lire diede origine a
questo gioiello dell’industria automobilistica, collocato nel cuore del
villaggio industriale di Campogalliano. 

Allo scopo di rendere
la visita meno caotica, i visitatori sono stati suddivisi in tre gruppi con
partenze ad orari differenti. Lungo il percorso Ezio ha potuto descriverci i
luoghi e le vicende che hanno caratterizzato la nascita e la disfatta di questa
avventura imprenditoriale durata solamente una decina di anni. Pur trattandosi
di un comparto industriale abbandonato, è ancora percepibile, nella qualità
architettonica, la passione e l’investimento di Artioli. Strutture e materiali
hanno resistito al tempo e lasciano tutt’ora trasparire l’attenzione e la cura
verso la manodopera e il gusto estetico. Il primo fabbricato da noi visitato è
stato quello della produzione con il suo prospetto caratteristico verso
l’autostrada e i suoi interni luminosi che sembrano solo in attesa degli
operai.

Ad arricchire la
descrizione, Ezio ha avuto cura di posizionare alcune immagini raffiguranti i
luoghi prima dell’abbandono. Dopo una visita al fabbricato contenente le celle
prova motore, siamo entrati all’interno della palazzina uffici, caratterizzata
da un’architettura in vetro e cemento. Ciò che ha particolarmente colpito la
nostra attenzione, è stata la presenza delle stoviglie rimaste dall’ultimo
catering nella sala convegni, quasi come se gli invitati fossero dovuti
scappare improvvisamente. Il giro guidato si è concluso visitando i vari piani
della palazzina, i luoghi dove le 150 autovetture uscite da questa fabbrica
sono state pensate e progettare. Successivamente ci è stata data la possibilità
di girare liberamente e scattare fotografie. 



Generalmente chi va a fotografare certi luoghi trova affascinante
l’abbandono e la fatiscenza, in questo caso però, rimane la sensazione di
un’occasione mancata per il territorio della Motor Valley; questo posto, a nostro
parere, può ancora avere qualche chance. Difficile immaginare oggi una nuova
attività produttiva, vista l’attuale appartenenza del marchio al gruppo
Volkswagen, ma presenta sicuramente le caratteristiche per l’insediamento di un
museo o di un luogo di rappresentanza. Concludiamo citando una frase detta da
Artioli ad Ezio, durante la sua ultima visita: “nella vita può capitare che
per  cento anni non accada niente, ma in un giorno può accadere ciò che
non è accaduto per cento anni”.

Comments (1)

  • Alexander Popkov

    December 2, 2017 at 5:52 pm

    As an engineer I always try to get to old industrial objects. Just have a weird attraction to them

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